Il lato ombra

Gli argomenti trattati vengono affrontati individualmente nelle sessioni di Clearing e in gruppo nei seminari di Clearing & Movement.

Sofferenza e cambiamento

Il cambiamento nasce quando c’è troppa sofferenza. La sofferenza ci costringe a chiederci perchè, a cercare soluzioni, a indagare, a comprendere, a lasciar andare quello che ci far star male.

Le parti che non ci piacciono

Ci sono delle parti di noi stessi che non ci piacciono e non piacciono neanche agli altri. Queste parti ci spingono a pensare che con noi qualcosa non va. Che non meritiamo il nostro amore e neanche l’amore degli altri. La frase ricorrente nella nostra mente è: “Non ne sono degno.” “Non lo merito.”

Paura di conoscersi fino in fondo

Spesso abbiamo paura di osservare i nostri pensieri. Perchè possono essere terribili. Perchè potrebbero farci soffrire. Esiste quindi la paura di scoprire qualcosa che possa sconvolgerci. Qualcosa che potrebbe impedirci di vivere. Queste paure ci impediscono di osservare attentamente i nostri pensieri e di riconoscere una parte di noi stessi. Molte persone si sono allontanate da loro stesse proprio a causa di queste paure.

Proiezione

A causa di questa difficoltà di osservare qualsiasi pensiero o sensazione, così come si propone a noi, risulta più facile osservarlo negli altri altri. In altre parole, una nostra parte che abbiamo difficoltà ad ammettere, anche davanti a noi stessi, si rispecchia negli altri. Questa parte si rende visibile a noi grazie agli altri. Questo processo viene chiamato “proiezione”.

Maschere

Nascono così le nostre maschere. Grazie all’incapacità di osservare tutte le parti di noi stessi, anche quelle che non ci piacciono, ci infiliamo una maschera, che è frutto dell’idea di come noi dovremmo essere, e non di come siamo in realtà.

Giudicare gli altri

Questa maschera ci suggerisce che quello che non ci piace degli altri non abbia niente a che fare con noi. E quindi giudichiamo gli altri, per assolvere noi stessi. Naturalmente si tratta di un processo inconscio. Lo facciamo per autodifesa. Per uscirne bisogna ricordare.

Difetti altrui e difetti nostri

Quando noi ci occupiamo dei difetti altrui, e pensiamo che gli altri dovrebbero cambiare, in realtà imbocchiamo una scappatoia, che ci porta a non occuparci delle nostre difficoltà, dei nostri insuccessi, delle nostre limitazioni, dei nostri difetti.

Un punto morto

In questo modo però restiamo intrappolati in questo stato di cose, e la nostra vita continua ad essere quella che è sempre stata. I problemi che avevamo da sempre continuano ad essere lì, le difficoltà che non abbiamo saputo superare continuano ad essere insuperabili.

Uscire dal vicolo cieco

Per uscire fuori da questo vicolo cieco bisogna fare qualcosa che finora non abbiamo ancora fatto: abbracciare i nostri pensieri e le nostre sensazioni spiacevoli. Restarci dentro. Lasciarsi portare dai ricordi e farsi trasportare nel punto dove tutto questo ebbe inizio: all’evento d’origine, al momento dove nacque il disagio.

Innocenza del bambino

Quando eravamo ancora bambini piccoli eravamo autentici e spontanei, perchè le nostre maschere non si erano ancora formate. Non pensavamo a come dovremmo essere, ma eravamo, così, semplicemente.

Ricatto morale

Man mano che crescevamo le persone che amavamo accettavano alcuni nostri comportamenti e rifiutavano altri. E a quel punto siamo entrati nel gioco. Per ricevere amore abbiamo incominciato a comportarci in un certo modo, ed a reprimere altri tipi di comportamento. Queste erano le regole del gioco.

Non si vive senza amore

E si sa che senza amore non si può vivere. Nè da piccoli nè da adulti.

Dualità

Così la nostra mente ha incominciato a creare separazioni: giusto-sbagliato, buono-cattivo, luce-buio.

Osservare senza giudizio

Per uscire è necessario ritornare a quell’innocenza del bambino, per osservarci senza giudizio ed essere onesti con noi stessi nell’esprimere tutte le nostre sfumature e caratteristiche.

Integrare i due lati

Che fare con i nostri cosiddetti difetti? Jung li ha chiamati ombra. Per lui l’unica strada era quella di riconoscere i nostri lati ombra per unirli e integrarli con i nostri lati luce, con gli aspetti che ci piacciono.

Il punto di vista olografico

Dal punto di vista olografico, non siamo noi ad essere nel mondo, ma è il mondo ad essere in noi. La conseguenza logica di questa asserzione è che tutto quello che esiste nel mondo intorno a noi, si trova anche dentro di noi.

I muri

Per non vedere questa realtà abbiamo costruito i cosidetti muri. I nostri limiti sono i muri che abbiamo creato noi stessi. E’ possibile oltrepassare questi limiti togliendo qualche muro, o come dicono i buddisti, togliendo qualche velo, per rivedere noi stessi un po’ più come siamo in realtà, e un po’ meno così come pensiamo di dover essere.

Dualità della mente

La nostra mente è duale. Questo significa che quando reprimiamo i pensieri e le sensazioni negative, noi reprimiamo anche il loro aspetto positivo. Se non riusciamo a riconoscere la nostra cattiveria, non riusciremo a riconoscere neppure la nostra bontà.

Affrontare per non reprimere

Le cose che non affrontiamo dentro di noi ci affrontano a loro volta, ci tormentano, ci fanno soffrire e non ci danno pace. Se accettiamo la nostra parte aggressiva, questa parte non verrà compressa, non verrà repressa, e quindi non salterà fuori all’improvviso, come un animale inferocito che è stato braccato dall’ inizio dei tempi.

Gestire per non essere gestiti

Solo così potremo essere in grado di gestire quelle parti e usarle quando sarà necessario. In alternativa saremo noi a essere gestiti e sorpresi da queste parti.

Negativo e positivo

Ogni parte che rifiutiamo di noi stessi per le sue caratteristiche negative, ha anche qualcosa di positivo.

Trasformare il problema in risorsa

Quando riusciamo a riconoscere la parte positiva, il rifiuto se ne va e l’aspetto non è più un problema, ma una risorsa da usare nel momento opportuno.

La giusta misura

Questo processo è molto interessante perchè ci permettere di essere quello che siamo e ad usare l’aspetto “negativo” nella sua giusta misura. Così possiamo vivere liberamente, senza creare muri e difese per proteggerci dalle parti di noi che non desideriamo manifestare.

Completezza

Siamo convinti che per raggiungere la perfezione dobbiamo avere solo lati positivi, dimenticando che la perfezione è una cosa completa e integra. E una cosa integra contiene tutto, sia il positivo che il negativo.


Josipa Prebeg
Viljam Slavec

Tratto dal libro di Debbie Ford:
The dark side of the light chasers